Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Padre nell'accoglienza
Riflessione di Giuseppe Carioti
pubblicato il 2021-04-21

 

Stamattina, tocca a me la riflessione sul IV punto della Patris Corde, che il Santo Padre ha intitolato “Padre nell’accoglienza”. Giuseppe non riesce subito a comprendere quel mirabile mistero: una vergine – madre, un Dio fatto uomo. Ma, poiché è uomo giusto, decide di far prevalere la carità alla legge, e quindi pensa, inizialmente, di ripudiare Maria in segreto.

È molto interessante l’interpretazione di San Bernardo, il quale vede in questo gesto di Giuseppe, un’analogia con l’atteggiamento di Pietro davanti a Gesù sulla barca: riconoscendosi indegno di tale mistero, è come se dicesse a Maria: allontanati da me perché non sono degno di far parte di questa opera grandiosa di Dio. Il Santo Padre, nel suo modo squisitamente semplice ed originale, attualizza questo affermando quanto sarebbe bello se oggi, in un mondo dove prevale la violenza sulla donna, si instaurasse un atteggiamento puramente giuseppino, delicato, rispettoso. Possiamo collegarci, dunque, con l’ultima parte del IV punto, dove il Papa immagina che Gesù abbia imparato, da questi atteggiamenti di Giuseppe, bellissime lezioni umane che ha, poi, applicato in alcune parabole, come la parabola del figlio prodigo. E perché non pensare, con questo accorgimento del Papa, che anche nel suo stesso modo di fare, Gesù abbia preso spunto dalla vita del suo padre putativo, per esempio con l’adultera: davanti alla legge che ordinava di lapidare quella donna, Gesù fa prevalere l’amore, la carità, e le aggiunge: io non ti condanno, va’ e non peccare più.

Come anche nel vangelo di oggi: davanti alla legge che impediva perfino di portare la barella in giorno di sabato, Gesù rassicura quell’uomo spostando l’attenzione sull’esperienza di salute, di salvezza: sei guarito ma, come con l’adultera, ora cosa bisogna fare? Non peccare più, perché il peccato ti uccide, ti distrugge, rompe quella relazione amorosa con Dio. In forza del perdono e dell’esperienza di salvezza fatta nell’incontro con Gesù, siamo chiamati davvero a cambiare vita e a diventare santi.

Possiamo pensare come San Giuseppe, prima di tutto quanto, aveva, magari, cominciato a sistemare i suoi programmi: sposerò Maria, avremo dei figli insieme, magari cambieremo città. Ad un certo punto, il Signore irrompe nella storia e la stravolge. Il Santo Padre allora sottolinea come tante volte nella nostra vita accadono cose inaspettate e noi possiamo reagire in due modi: con rabbia e delusione e chiuderci; oppure con fede e speranza e accogliere. San Giuseppe non si chiude ma accoglie questa irruzione di Dio, che porta in sé una storia ancora più grande, una missione ancora più bella. È la storia della nostra vocazione! Alcuni di noi avevano i loro piani di vita, il loro lavoro, per chi è stato fidanzato, una relazione con una ragazza e addirittura dei progetti di matrimonio. Tutto d’un tratto, il Signore è intervenuto nella nostra storia e ci ha detto: “ti amo qualsiasi cosa tu farai, ma se vuoi, voglio chiamarti a qualcosa di più”. Ma non pensiamo di aver già fatto il salto in avanti, semplicemente per avergli detto si, perché ogni giorno il Signore ci chiama a qualcosa di più, ma tante volte questo “di più” non ci piace, non ci fa comodo, è qualcosa di inaspettato e misterioso.

Chiediamo allora l’intercessione di san Giuseppe, perché possa insegnarci come accogliere sempre Dio nella nostra vita, qualsiasi cosa Lui vorrà, non farci progetti personali, non considerare subito e solo le conseguenze di un comando di Dio, ma dobbiamo, con san Giuseppe, dirgli: Tu vedi più lontano di me, tu sai la via, io non voglio sapere il perché. Mi fido e ti seguo”. Che la Vergine Maria, assieme al suo Castissimo Sposo, ci aiutino e ci sorreggano sempre! Amen.