Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Padre Amato
Riflessione Giuseppe Bentivoglio
pubblicato il 2021-04-21

 

“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). Ascoltando le incoraggianti parole che l’angelo del Signore rivolge a Giuseppe, dovrebbe chiaramente risuonare nel nostro cuore la certezza che Dio porta sempre a compimento la sua opera di salvezza; servendosi di uomini miti e docili alla sua voce, i quali mossi dalla potenza dello Spirito Santo, nonostante numerose avversità ed incomprensioni di ogni genere, lottano affinché possa instaurarsi il suo regno.

Come dunque, non rivolgere uno sguardo d’amore e gratitudine a colui che con tutto se stesso, si è preso cura del figlio di Dio? A colui che pur provando un tempestoso e disarmante sconvolgimento di fronte ad un progetto che andava ben oltre le sue umane facoltà; si sforzò di custodire un figlio che gli era stato affidato dalla celeste potestà?

Un antico adagio teologico afferma che di Maria non si dice mai abbastanza, similmente si può dire del suo castissimo sposo, poiché in lui la dimensione del mistero si infittisce e le logiche divine appaiono ribaltate e assolutamente straordinarie rispetto a quelle umane. Innumerevoli incertezze, perplessità possono emergere nel cuore e nella mente all’ascolto di un tale annuncio, come quello rivolto dall’angelo all’umile falegname, che cambia radicalmente la vita e spinge, in maniera quasi impercettibile, a rivalutare i progetti futuri, le aspettative, sogni che si trasformano in utopie che mai si realizzeranno. Eppure Giuseppe si fida della parola di Dio e la coltiva nel suo orante silenzio che meglio di ogni discorso e di ogni superflua parola, riesce ad esprimere e insegnare la bellezza dell’incontro intimo e profondo con l’Eterno. Gesù, Verbo del Padre, la cui nascita l’angelo aveva reso nota al beato custode, sarebbe stato gelosamente custodito e profondamente amato. Giovanni Paolo II nella “Redemptoris Custos” afferma: “Giuseppe fu allo stesso tempo il custode del Redentore, il primo devoto di Maria e il primo uomo al quale fu partecipato il mistero dell’incarnazione che si era compiuto nella sua sposa alla quale è indissolubilmente legato e, insegnano i santi che la vera devozione dell’uno accresce la devozione verso l’altra: e insieme sono strada sicura verso Cristo”. Divenendo egli, padre putativo del Cristo, servì la missione del figlio con la sua verginale paternità, assolvendo di giorno in giorno i suoi compiti paterni verso Gesù, il quale da parte sua obbediva docilmente ai genitori e “cresceva in età, sapienza e grazia” davanti a Dio e agli uomini. Giuseppe, capo della famiglia di Nazareth, al quale Gesù e Maria ubbidivano; era nello stesso tempo sottomesso a Dio e alla Madre di Dio che amava con tutto il suo cuore. Jan Dobraczynski nel suo romanzo intitolato “L’ombra del Padre” così asserisce: “Neanche per un attimo aveva dubitato che lo stesso Altissimo lo avesse condotto fin qui a Nazareth, proprio come Tobia da Sara. La ragazza era il suo dono. Questo dono esigeva un sacrificio, simile, ma maggiore del sacrificio di Tobia. Grazie ad esso, pensava gli si sarebbe aperto il mondo segreto del cuore della ragazza e ormai nulla li avrebbe più separati”. Il sacrificio che unisce il cuore di Giuseppe a quello della sposa dell’Altissimo, è Gesù stesso che, disceso dal cielo, ha posto la sua dimora tra gli uomini. “A Dio piacque che Gesù, Verbo incarnato, venisse chiamato figlio di Giuseppe e volle che alla custodia del santo Patriarca fossero affidati gli inizi della Redenzione” (Messale Romano). Da questo si comprende come Giuseppe non solo sia una figura privilegiata e preponderante in tutta l’economia della salvezza ma anche strenuo sostenitore e fedele servitore della medesima. Papa Francesco osserva, come si riscontra nella “Patris Corde” da una riflessione di Paolo VI, che: “la sua paternità si è espressa concretamente nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio al mistero dell’Incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta”. Giuseppe, per utilizzare un’espressione di San Giovanni Crisostomo, è “Ministro di salvezza” in virtù della sua potentissima intercessione: egli ci soccorre in ogni prova e necessità. Non è casuale il posto che Giuseppe occupa nel cuore dei credenti, dai fedeli più semplici ai teologi più illustri, che esortano i cristiani ad accrescere la devozione verso il Custode della Sacra famiglia, in sommo grado ripieno di fede, speranza, carità. “Trent’anni di cui quasi nulla si conosce. È un mistero. Il mistero dell’amore. Il mistero dell’amore divino e umano tra…cuori di carne, vestisti di verginità. Nessuno lo penetrò. Qualcosa ne sapremo in Paradiso in proporzione di quanto in terra li avremo amati e seguiti” (Chiara Lubich, Scritti Spirituali). Chiediamo a San Giuseppe, in questo mese a lui dedicato, che possa donarci la divina ricetta del suo trasformante silenzio e il suo spirito di oblazione, affinché tutta la nostra vita possa essere, a imitazione della sua, un sacrificio a Dio gradito. Ite ad Joseph. Amen