Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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La vocazione al presbiterato tra forza della grazia e debolezza umana
di Mons. Alessandro Saraco – Padre Spirituale
pubblicato il 2021-04-13

Il seminarista, “mistero a se stesso”
«Durante l’iter formativo verso il sacerdozio ministeriale il seminarista si presenta come un mistero a se stesso, nel quale s’intrecciano e coesistono due aspetti della sua umanità, da integrare reciprocamente: da un lato, essa è caratterizzata da doti e ricchezze, plasmata dalla grazia; dall’altro, è segnata da limiti e fragilità […] Il seminarista è chiamato a uscire da se stesso, per andare, nel Cristo, verso il Padre e verso gli altri, abbracciando la chiamata al presbiterato, impegnandosi a collaborare con lo Spirito Santo per realizzare una sintesi interiore, serena e creativa, tra forza e debolezza. Il progetto educativo aiuta i seminaristi a ricondurre a Cristo tutti gli aspetti della loro personalità, così da renderli liberi per Dio e per gli altri»1 . Il Signore chiama alla sua sequela persone fragili, deboli, limitate, segnate dal peccato ma sempre sotto il benefi co infl usso della grazia di Dio che orienta l’uomo alla ricerca e realizzazione della volontà di Dio, al fi ne cioè per cui è stato creato. «La classica teologia di san Tommaso conosce un naturale desiderium videndi Deum: l’uomo trova la sua beatitudine ultima proprio nella visione di Dio, e rispetto ad essa ha una inclinazione naturale nella sua stessa intelligenza, proiettata verso l’infi nito. Tale desiderio sarebbe tuttavia inevitabilmente frustrato, se Dio non venisse incontro all’uomo con la sua Grazia»2 . Ne è prova, per esempio, l’esperienza spirituale di san Girolamo, autorevole dottore della chiesa del IV secolo, quando racconta di sé: «Quando ero giovane, pur trovandomi protetto dalla solitudine del deserto, non riuscivo a frenare le tendenze viziose e l’ardore del mio temperamento; cercavo di domarlo con frequenti digiuni, ma il mio spirito era tutto in ebollizione per le fantasie» (Ep 125,12).

Conoscere la propria debolezza
Il progetto formativo del Seminario mira ad aiutare il seminarista ad assecondare l’azione della grazia nel suo cammino di discernimento vocazionale. A conoscersi, ad individuare i suoi talenti come anche i suoi limiti, le sue virtù come anche le sue fragilità, gli aspetti positivi della sua personalità come anche quelli più spigolosi e critici, ciò che ha già maturato ed è ben ordinato, come anche le sue immaturità e disordini. La vocazione è un dono di Dio. E’ una Sua libera e gratuita iniziativa e, perciò, essa è mistero del quale non fi niremo mai di stupirci e dire grazie. Ecco perché non bisogna avere paura dei propri peccati e fragilità, né tantomeno credere che essi siano di intralcio al cammino vocazionale. «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affi nché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non viene da noi […] Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta ad opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio» (2Cor 4,7;15).

Assecondare l’azione della grazia
La formazione al sacerdozio richiede la docilità del candidato all’azione della grazia di Dio. A questo punto sorge la domanda che si presenta molto spesso proprio in coloro che sono all’inizio di una cammino formativo e di vita spirituale: “Se dobbiamo contare solo sulla grazia di Dio, il nostro impegno allora qual è? … Quale è il nostro compito? … Che dobbiamo fare?”. «Non si tratta di rinunciare a qualsiasi sforzo spirituale o ascesi, ma di imparare a praticare l’ascesi nell’unica maniera in cui può metterci veramente in contatto con la grazia di Dio»3 . L’amore di Dio non si merita. Noi amiamo perché Lui ci ama (1Gv 4). Pensare di ottenere dei risultati nella vita spirituale solo perché ci siamo mortifi cati, abbiamo digiunato, abbiamo rinunciato a qualcosa a cui ci tenevamo tanto è illusorio e a lungo andare genera frustrazione. L’unica ascesi possibile è quella nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20). «Compresa in questi termini, l’ascesi si pone su un piano strumentale: essa ci offre gli strumenti necessari per guidare la nostra vita lungo la giusta rotta, è un aiuto alla conversione, un sostegno dei nostri propositi nel rapporto con Dio […] Non sarebbe cristiana una ascesi che portasse alla tristezza o avesse contraccolpi sulla salute – psichica e fi sica – dell’uomo. L’ascesi suppone quindi la consapevolezza che l’incontro con Dio avviene sul terreno fragile e precario della nostra umanità»4 . L’ascesi diventa alora praticabile se come fondamento della vita spirituale c’è l’innamoramento per Cristo e, perciò, se diventa «ascesi sponsale», se conduce ad assumere una forma di vita che è la forma della vita di Cristo5 . Il cammino spirituale prende avvio con una libera adesione alla proposta della grazia e si snoda poi con il “si” quotidiano e continuo alle esigenze della volontà di Dio per noi. Ciò che conta davvero, specialmente durante il tempo della formazione al sacerdozio, «è appartenere a Dio. Si tratta di offrirci a Lui che ci anticipa, di offrirgli le nostre capacità, il nostro impegno, la nostra lotta contro il male e la nostra creatività, affi nchè il suo dono gratuito cresca e si sviluppi in noi» (Papa Francesco, Gaudete et exsultate, 56).

 

1 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Il dono della vocazione presbiterale. Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, Figlie di San Paolo, Milano 2016, nn. 28-29, pp. 35-36.
2 Cfr. D. SORRENTINO, L’esperienza di Dio. Disegno di teologia spirituale, Cittadella Editrice, Assisi 2007, p. 579.
3 A. LOUF, Sotto la guida dello Spirito, Edizioni Qiqajon, Magnano 2005, p. 81.
4 D. SORRENTINO, L’esperienza di Dio, pp. 587-589.
5 Ivi, pp. 590-593