Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Verità, libertà e oblazione nella vita di Edith Stein
di Suor Clementina Carbone, docente Istituto Teologico Calabro
pubblicato il 2020-09-11

Nella liturgia delle ore del 16 luglio, festa del Carmelo, la Chiesa con l’antifona al Benedictus ci fa recitare: «Nella mia preghiera ho cercato la sapienza: mi ha rallegrato come una primizia».

Il versetto tratteggia una peculiarità del Carmelo, ma di fatto anche l’itinerario spirituale e intellettuale di Edith Stein, santa Benedetta Teresa della Croce. La ricerca della sapienza intesa come Verità è stata infatti il motore della sua speculazione, che si evolve senza alcuna difficoltà dalla dimensione filosofico–fenomenologica a quella mistico-spirituale, fino all’incontro con Dio-Verità e, successivamente, al martirio nel campo di concentramento di Auschwitz, il 9 agosto 1942.

Edith nacque a Breslavia il 12 ottobre 1891. Ultima di undici figli, crebbe in una tradizionalissima famiglia ebrea. La formazione ricevuta le permise di scoprire gli aspetti più significativi della religione ebraica, ma non determinò il suo cammino di fede e la sua ricerca della Verità. Il primo passo in questa direzione fu anzi il distacco dall’immagine di Dio che si era formata nella infanzia. La sua intelligenza lucida e chiara, assetata di Verità, acuta e argomentativa, la spingeva ad andare oltre le convinzioni culturali e spirituali via via raggiunte e a conquistare sempre nuovi traguardi, a non fermarsi su quanto già acquisito.

Nella autobiografia, Dalla vita di una famiglia ebrea, Edith, con scrupolosa capacità di autoanalisi, ripercorre il suo cammino esistenziale e scrive che nutriva per il futuro una grande speranza:

«Nei miei sogni vedevo sempre un futuro meraviglioso davanti a me. … ero convinta di essere destinata a qualcosa di grande e di non appartenere all’ambiente limitato e borghese nel quale ero nata».

Un grande destino, è vero, la attendeva: la chiamata alla santità, alla quale rispose con piena libertà e nella consapevolezza che la via da percorrere sarebbe stata quella della croce.

Cominciò con la scelta di lasciare Breslavia per Gottinga. Lasciare Breslavia significava allentare i legami con la famiglia e in particolare con la madre tanto amata. Andò a Gottinga per rispondere alle sollecitazioni che provenivano dalla ricerca appassionata della Verità, per seguire i corsi del filosofo Husserl.

A Gottinga incontrò maestri e colleghi che le fecero intravedere, per la prima volta, il mondo della fede.

Fondamentale per la sua conversione, fu l’amicizia dei coniugi Reinach. Adolf Reinach era un assistente di Husserl e seguiva gli studenti che per la prima volta affrontavano studi di fenomenologia. Chiamato alle armi, morì in guerra. La serenità con cui la vedova Reinach, Pauline, visse l’esperienza dolorosa della morte del marito, le fece intuire la forza redentiva del mistero pasquale e scoprire la divinità del cristianesimo:

«Per la prima volta incontrai la Croce e quella forza divina che essa comunica a coloro che la portano. Per la prima volta vidi la Chiesa nata dalla Passione redentrice del Cristo, vittoriosa sulla morte. In quel momento crollò la mia incredulità, l’ebraismo svanì, mentre nasceva in me la luce di Cristo, il Cristo colto nel mistero della Croce».

La conversione al cattolicesimo concesse a Edith Stein, nata nel giorno del Kippur, di cogliere la forza trasformante e liberante del mistero pasquale. Afferrata da Cristo, visse una vita liberata, legata a Colui che dona l’esistenza e sostiene contro gli attacchi del male che vengono dall’esterno. Mettere l’amore di Cristo al di sopra di tutto, non soltanto nel convincimento teorico, ma piuttosto nella disposizione del cuore e nelle attività della vita, significava per Edith Stein essere libera da tutte le creature, dalle false immagini di sé e degli altri, e scoprire il senso spirituale più profondo dell’esistenza.

Fu una donna libera, flessibile, capace di cogliere il senso ultimo delle cose. La sua libertà aveva radici negli strati più profondi della sua anima, dove ella si raccoglieva, dove poteva prendere decisioni, impegnarsi, sacrificarsi e donarsi; dove trovava la sua pace. Si tratta di quello spazio interiore che la Stein in tutte i suoi scritti definisce “nucleo”.

Il nucleo è per lei l’essenza dell’essere umano; è qualcosa di individuale, indissolubile, innominabile. Esso porta in sé i segni della similitudo Dei, possiede qualcosa della semplicità di Dio, anzi ne è la dimora più interna dell’anima, è lì che abita Dio.

Edith scoprì e raggiunse questo spazio dell’anima attraverso un cammino spirituale e speculativo molto esigente, accompagnata da due fedeli ancelle: la libertà interiore e l’onestà intellettuale.

Il legame con la sua stirpe rimase vivo, non cadde nella trappola di sostituire Israele con la Chiesa ma vide nella Cena Pasquale l’intimo legame tra il mistero di Pesach e la Pasqua di Risurrezione. Decise di spendere la sua vita alla luce di questo mistero, vivendo dell’Eucaristia, cibo e bevanda che trasformano e liberano. Alla scuola eucaristica imparò a fare della propria vita un dono d’amore per Dio e per i fratelli.

Il suo percorso della ricerca della Verità, molto lungo e travagliato, si concluse nel campo di sterminio di Auschwitz, dove Edith andò costretta dagli eventi esterni, ma interiormente libera di associare la sua morte alla Croce di Cristo e di condividere il martirio del suo popolo.

«C’è una chiamata – scriveva – alla sofferenza con Cristo e perciò a collaborare con la sua opera di redenzione. Quando siamo uniti al Signore, allora siamo membri del corpo mistico di Cristo; Cristo continua a vivere e a soffrire nei suoi membri e la sua sofferenza sopportata in unione con il Signore è la sua sofferenza, inserita nella sua grande opera di redenzione e quindi fruttuosa. È uno dei cardini di tutta la vita religiosa, ma soprattutto del Carmelo, intercedere per i peccatori con le sofferenze liberamente e gioiosamente scelte e collaborare alla salvezza dell’umanità».

Ella morì ad Auschwitz perché ebrea, eppure era cristiana. Morì per il suo popolo, ebraico, ma offrì liberamente la sua vita a Cristo per la salvezza dell’umanità intera.

1 E. STEIN, Dalla vita di una famiglia ebrea e altri scritti autobiografici, a cura di Angela Ales Bello e Marco Paolinelli, Città Nuova, Edizioni OCD, Roma 2007. 2 Cfr. A. PRISCO, Allo sbocciare del nuovo. L’idea di persona in Edith Stein, Tau, Todi (PG) 2008, 14.
3 Cfr. W. HERBSTRITH, Edith Stein. Vita e testimonianze, Città Nuova, Roma 1997, 17.
4 E. STEIN, Dalla vita di una famiglia ebrea e altri scritti autobiografici, cit., 86.

5 Cfr. J. BOUFLET, Edith Stein, filosofa crocifissa, Paoline, Milano 1998, 71.
6 Cfr. C. DOBNER, Presentazione, in E. STEIN Nel Castello dell’anima. Pagine spirituali, Edizioni OCD, Morena-Roma 2004, XXX. 

7 Cfr. P. MANGANARO, Verso l’Altro. L’esperienza mistica tra interiorità e trascendenza, Città Nuova, Roma, 2002, 166.

8 STEIN E., Selbstbildnis in Briefen. I. Erster Teil: 1916-1933, (ESGA, 2); Selbstbildnis in Briefen. II. Zweiter Teil: 1933-1942, (ESGA, 3), p. 125 traduzione di C. DOBNER, Oscuro portone o immenso roveto ardente? Edith Stein nel mistero della morte, Lindau, Torino 2013, 102-103.
9 Cfr. A. ALES BELLO, Edith Stein. La Passione per la verità, Edizioni Messaggero, Padova 1998; A. ALES BELLO, Edith Stein o dell’Armonia. Esistenza, Pensiero, Fede, Edizioni Studium, Roma 2009.