Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Consapevolmente liberi per Dio e per gli altri
di Mons. Vincenzo Rocco Scaturchio - Rettore
pubblicato il 2020-11-17

 

Secondo quanto prevede la Ratio Fundamentalis (RF) al n. 29: «Il seminarista è chiamato ad “uscire da se stesso” per andare, nel Cristo,

verso il Padre e verso gli altri, abbracciando la chiamata al presbiterato, impegnandosi a collaborare con lo Spirito santo per realizzare una sintesi interiore, serena e creativa, tra forza e debolezza. Il progetto educativo aiuta i seminaristi a ricondurre a Cristo tutti gli aspetti della loro perso- nalità, così da renderli consapevolmente liberi per Dio e per gli altri».

Dopo aver puntato, negli anni scorsi, sulla formazione alla vita fraterna (2017- 18) e alla rinuncia a tutto ciò che ci è più caro per amore del Signore (2018-19), abbiamo individuato proprio nella meta, proposta dal su citato numero della RF, il punto di riferimento principale di tut- to il percorso di quest’anno: la Libertà. Certamente non abbiamo interesse a svi- scerare la libertà dal punto di vista filo- sofico e antropologico, anche, ma siamo attratti dal dono della libertà che sembra scaturire direttamente dalla morte di Cri- sto, nella quale siamo innestati a partire dal nostro battesimo. Paolo scrive nella Lettera ai Galati: «Cristo ci ha resi liberi, per la libertà» (5,1). Tale dono non è facilmente comprensibile, perché ad una analisi superficiale potrebbe sembrare che noi siamo liberi in quanto uomini, in quanto creature dotate di intelligenza e volontà. In fondo decidiamo noi cosa fare nelle circostanze più svariate, e anche nella sequela di Cristo ci viene facile dire: “voglio fare il sacerdote”, o più semplice- mente “mi voglio fare prete”. A ben pen- sare le cose non stanno così, tutt’al più possiamo dire che desideriamo rispondere alla vocazione che il Padre, fonte di ogni paternità, rivolge a noi per seguire il Fi- glio suo e configurarci a lui nel suo Sa- cerdozio. Dunque, siamo davvero liberi? Cosa è libertà per noi? È stata così neces- saria l’azione liberatrice di Cristo perché noi potessimo raggiungere una consape- vole libertà a servizio di Dio e dei fratelli? La libertà è di fondamentale importanza, nella vita del presbitero, per il fatto che il mistero della redenzione, ossia la nostra salvezza, il nostro essere e farci santi, si

fonda sull’azione di Cristo, che ci ha fatti passare dalla schiavitù alla figliolanza. La differenza tra questi due stati di vita è appunto la libertà. Il figlio si sente libero in casa propria, mentre lo schiavo obbedisce tout-court, indipendentemente dal suo coinvolgimento affettivo. La radi- ce di questa differenza comportamentale sta proprio nel cuore, ossia nell’amore che mette in gioco tutte le potenzialità. Si capisce che ci può essere un figlio che si comporta come schiavo (cfr. Il figlio maggiore di Lc 15) e ci può essere uno schiavo che si comporta come figlio (cfr. Onesimo nella Lettera a Filemone). In ambedue i casi ci si deve confrontare con l’atteggiamento del Padre-padrone. Chiunque ama come Padre riesce a sta- bilire un rapporto Padre-figlio, che viene recepito come tale anche dallo schiavo. Chiunque si impone come padrone stabi- lisce un rapporto padrone-schiavo, e tale viene recepito anche da un figlio. Quanto è importante tutto questo nella formazio- ne dei nostri seminari!

Il problema è dunque di intercettare i reali sentimenti degli uni e degli altri. Se il figlio si sente amato come tale e riesce a comprendere che l’altrui sentimento è paterno, allora si sentirà libero nella ri- sposta di amore. Se, invece, intercetta il sentimento dell’altro come di padrone o di “controllore”, allora si sentirà sempre schiavo e non riuscirà ad agire in liber- tà: «Non mi hai mai dato un capretto...». «Ma è tutto tuo... te ne potevi prendere quanti volevi...».

È fuori dubbio, alla luce della rivela- zione data a noi da Gesù, che il Padre è realmente tale e che tutte le categorie che a Lui noi vogliamo attribuire, deb- bano fare i conti con la realtà che Dio non è che Amore, assolutamente amore paterno, soltanto misericordia, verso tut- ti gli uomini e verso tutto ciò che Lui ha creato.

Voglio dire che Dio non è Amore e qualcos’altro (giustizia, giudizio, onnipo- tenza, ecc.). In Lui non c’è che Paternità e tutto il resto deve fare sempre i conti con tale identità divina. In questa luce, qual è il percorso che, con la grazia di Dio, vorremmo perseguire in quest’anno?

Nostro desiderio è acquistare la di- mensione di paternità e di testimonian- za che il Signore ci vuole concedere... il tutto nella libertà... Nostro desiderio è che anche i seminaristi acquistino sen- timenti di figliolanza, che, al di fuori di ogni sdolcinatura, sappiano navigare ver- so una libertà evangelica che scaturisce dalla consapevolezza di avere dei fratelli e dei padri che il Signore ha dato loro. Mi rendo conto che non è facile raggiungere questa meta...

Essa, infatti, può essere configurata come «cammino verso la libertà defi- nitiva» che sarà l’esckaton, ma nel quale già ci troviamo. Si tratta allora di vivere la realtà del dono pieno di Dio nel pre- sente, a seconda del livello spirituale che riusciamo a raggiungere. L’ottica non può essere che quella pasquale: il v. Gal 5,1 fa scaturire la libertà dalla morte di Cristo. Qual è il nesso tra la morte di Cristo e la nostra libertà? Sempre Paolo ci dà una ri- sposta nella medesima lettera, allorché ci comunica che nella redenzione (il riscat- to), operata da Cristo, siamo passati nella condizione di uomini liberi perché figli: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessi- mo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei no- stri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”. Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio» (Gal 4,4-7).

La conseguenza dell’essere figli di Dio è l’essere diventati anche fratelli fra di noi sempre per mezzo del dono dello Spirito. Ma, come dice ancora Paolo: «Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà» (2 Co 3,17).

Ne segue, secondo una bella defini- zione di P. Florenskij, che la «Libertà non è altro che potersi affacciare nell’orizzonte dell’altro», perché è mio fratello! Liberi dunque durante il periodo di formazione, liberi durante l’attività pastorale, liberi nella Chiesa, liberi nel mondo, perché sia- mo figli, fratelli, ma tendiamo a diventare padri...