Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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BISOGNO DI SAPIENZA: PER BEN “RESPIRARE” il TEMPO PRESENTE
di Don Antonio Lupia
pubblicato il 2020-03-14

La sapienza è dono di Dio, e viene elargito agli uomini perché possano vivere secondo giustizia e verità, prudenza e temperanza, sempre nella fortezza dello Spirito Santo, ogni altro dono in obbedienza alla volontà di colui che ci ha creati a sua immagine e somiglianza, redenti e salvati in Cristo, santificati dalla sua grazia, chiamati ad una vocazione eterna. Se guardiamo l’uomo dalla fede, allora non possiamo non confessare che il suo mistero è grande, perché sublime è quanto Dio ha fatto in lui e vuole realizzare per mezzo di lui. Vista, viceversa, non dalla fede, la persona umana è, molto spesso, miseria, povertà, prigioniera del vizio, schiava delle passioni, incarcerata nella paura del domani, spesso anche in preda alla disperazione, incapace di governare un solo istante della sua vita, raggomitolata su se stessa, senza alcuna possibilità di vere soluzioni.

Tutto cambia, invece, quando la creatura umana chiede e ottiene dal suo Signore e Dio la sapienza del cuore: “Dio dei padri e Signore di misericordia […] dammi la sapienza […] perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito” (Sap 9, 1. 4. 10). Oggi, in questi tempi di grande prova, in cui sperimentiamo la fragilità della nostra “onnipotenza di superbia e arroganza spirituale”, sulla quale abbiamo edificato la nostra umanità, si rivela necessaria la sapienza: tutto va rimodellato, rifondato, ricostruito. All’uomo, oggi, è chiesto di ripensare la sua stessa umanitàcosa assai improbabile, difficile se il suo sguardo non si innalza verso il cielo. Quanto un tempo diceva il Signore al suo popolo per mezzo del profeta Osea, va ricordato oggi e con più vigore: “Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo” (Os 11,7). Possiamo parafrasare il profeta: “Il mio uomo è duro a convertirsi, non vuole tornare a me. Chiamato a guardare verso di me, si rifiuta di sollevare lo sguardo”. Ma, sempre, giunge il tempo in cui di Dio non se ne può fare a meno: come la cerva assetata ha bisogno di acqua, così l’essere umano ha bisogno di Dio.

Sì: l’uomo ha bisogno di Dio. Tuttavia non di un Dio falso, non di un Cristo illusorio, non di uno Spirito Santo fasullo, non di una Vergine Maria fittizia, non di Santi del cielo artificiosi. Come è possibile tutto ciò? Domandiamoci pure: quando il Cielo per noi è “falsificato” e quando è “vero”? Il “Cielo” è “vano” quando lo invochiamo, ma senza alcuna volontà di conversione. Quando lo preghiamo per paura, perché ci liberi dal male, così da poter poi condurre la nostra vita nell’insipienza, nella stoltezza, nell’immoralità, nella grande idolatria di ieri. Il “Cielo”, contrariamente, è “vero”, quando lo invochiamo, anche se spinti dalla necessità, perché possiamo dare verità alla nostra umanità, santità alla nostra anima, luce al nostro spirito, giustizia al nostro cuore. Il “Cielo” è secondo verità quando ad esso ci rivolgiamo perché ci doni ogni forza per liberarci dalla nostra condizione di miseria umana e spirituale, così da poter vivere da veri figli di Dio, veri fratelli gli uni degli altri, veri strumenti di bene per ogni altro uomo: è la richiesta di vera conversione che distingue la preghiera vera da quella artefatta ed ingannevole.

Ecco il grande insegnamento che possiamo trarre da questi eventi ingovernabili, perché l’uomo non è il signore delle cose che accadano. Per paura di un virus che aggredisce il corpo si è fermata una nazione, il mondo. Nessuno, però, vede i virus spirituali che attaccano l’anima e la conducono nella morte eterna. Non solo questi virus non sono visti, addirittura vengono coltivati nei laboratori della grande moderna idolatria e fatti legge, dichiarati diritto di ogni uomo: è questa la grande stoltezza, è questo il motivo per cui dobbiamo alzare gli occhi al cielo e chiedere la sapienza. Con essa vediamo il bene e il male, il vizio e la virtù, la giustizia e l’ingiustizia, la verità o meno, nella quale stiamo conducendo la nostra vita. Trascorrere questi giorni senza una adeguata meditazione, una giusta riflessione, senza chiedersi: “Ma dove stiamo andando con la nostra modernità atea e senza vero soprannaturale?”, sarebbe non aver compreso nulla di quanto sta accadendo. Sarebbe un altro tonfo nella stoltezza.

Anche il seminarista ha bisogno di sapienza, perché ha bisogno di una grande levatura etica. Lui più di ogni altro, perché domani dovrà essere il maestro, l’educatore, il conduttore di ogni uomo nella sapienza che discende dall’alto. Si conduce non nella sapienza che è fuori di noi, ma in quella sapienza che forma la nostra vita e la conforma alla vita di Cristo Signore, con la forza dello Spirito Santo e con la sua divina intelligenza. Ed ecco, dunque, una concreta indicazione: valorizzare l’ora presente meditando maggiormente la Parola di Dio, facendola diventare il “cuore” delle nostre giornate, dedicando ad essa un tempo più abbondante. Di sicuro porterà frutti copiosi!

Concludiamo con l’auspicio che quest’ora difficile della nostra storia anche da noi, equipe educativa e seminaristi, possa essere vissuta sotto la potente luce della Divina Sapienza: conosceremo che siamo governati dallo Spirito del Signore se sapremo vivere questi momenti come vera grazia sua, al fine di una più grande conversione e più alto innalzamento verso di lui. Possa, ciascuno di noi, avvertire l’urgenza di una più alta sapienza. Ci aiuti in questo la Vergine Maria. Mater Boni Consilii: Te vocant tui filii!

Don Antonio Lupia