Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Il seminarista nel cuore di Maria
di don Salvatore Larocca, Padre Spirituale
pubblicato il 2019-11-20

“È molto raro che una vocazione non sia nata innanzi ad un altare e ad una immagine di Maria. Ciascun prete si porta nel cuore un ricordo che lo porta ad un giorno o a un gruppo di giorni, in cui incominciarono a germogliare nell’anima i primi segni della sua vocazione, le prime voci, le prime inclinazioni. Or su quel giorno o su quei giorni splendeva, questo certo, il nome e l’amore di Maria. È poi del tutto incomprensibile, che un seminarista non abbia trascorso le ore più beate (e, quando capitavano le più tristi) del suo seminario, senza Maria, vale a dire una profonda affezione, una tenerezza immensa per Maria. In ogni seminario domina incontrastata, e cara sopra ogni cosa, una immagine della Madonna, o nel centro della Cappella o in qualche altro luogo di preghiera a parte, tutto per Essa. Né c’è prete solo al mondo, il quale sino alla morte, e forse ogni giorno, certo assai spesso, non torna con il cuore a quell’immagine in quella Cappella per rinnovare il Figliale abbandono a Lei” porto sicuro nel comune naufragio” (G. De Luca, Scritti sulla Madonna).

Con questa bella e appassionata introduzione, anche questo nostro seminario, “principe” della formazione dei futuri sacerdoti calabresi, vuole salutare la Madre di Dio ed insieme a Lei cantare il suo inno di ringraziamento per il dono della vocazione di cui il Signore lo ha voluto elargire. La bellezza della devozione sincera alla Madonna ha sempre accompagnato i passi del Seminario, che guarda a lei come Madre e Maestra di vita spirituale; una spiritualità non disincarnata dalla storia, ma di una fusione fra la storia di ogni vocazione e la storia Divina che è venuta per dare senso al vissuto di ogni uomo. Infatti, ognuno di noi ha un mondo ricco di esperienze che hanno causato sorrisi ma anche lacrime. Il seguire Cristo non ci dice di abbandonare ciò che si è vissuto, ma di consegnarlo a Dio che rende nuove tutte le cose. Maria è per tutti noi questa garanzia: Dio fa nuove tutte le cose!

Certamente, ogni vocazione porta nel cuore un volto che l’ha accompagnato sin dall’infanzia, che l’ha ricoperto di attenzione e di amorevoli cure. Ogni figlio di questo mondo, non c’è momento che non pensi alla propria mamma, e se essa ha già raggiunto il paradiso… anche le lacrime, per quanto segrete possano essere, sono sempre lacrime di un pensiero che non si stanca mai di bussare a quel cuore che è cuore materno. 

Dio, in Maria, rende nuovo il cuore dell’uomo al punto che la formazione sacerdotale diventa una formazione nell’impadronirci dello sguardo paterno e materno di Dio. La paternità e la maternità di Dio accarezzano e trasformano anche il modo di vivere dei futuri presbiteri in un territorio bello ma martoriato come il nostro dalle piaghe della cultura di morte che ogni tanto sembra voler fare da padrona. Un sacerdote calabrese affermava: Dal coraggio dei pastori, il popolo ritrova il proprio coraggio! Il coraggio dei pastori è figlio di una formazione orientata all’assimilazione di quel silenzio di Maria che serbava nel suo cuore ogni cosa, fiduciosa nell’adempimento di ogni promessa di Dio che ha voluto intessere col suo popolo una relazione di amore, volgendo, fra tanti, su di esso il suo sguardo di predilezione. Maria è stata capace di custodire col silenzio anche le fragilità del popolo eletto; Ella è immagine perfettamente compiuta di tutte quelle donne dell’Antico Testamento che, pur avendo avuto il coraggio di difendere il popolo dell’Alleanza, non potranno eguagliare l’agire di Maria, specchio e modello di perfezione! Ella è più di Rut, più di Giuditta, più di qualsiasi altra donna che ricordiamo per virtù e santità. Sotto la croce ha offerto il suo Figlio, partecipando col silenzio all’immolazione del sacrificio perfetto che ha riconciliato il mondo con Dio. Col suo esempio, Ella insegna ad ogni presbitero della Chiesa di Calabria a saper offrire al Signore l’acre odore delle piaghe che, quasi come la lebbra, vorrebbero corroderne la carne fino alla morte. Così Ella ci insegna a sperare, divenendo Madre di speranza. Quella speranza che i presbiteri, dopo esserne divenuti autentici maestri, sapranno diffondere gioiosi sulle strade delle comunità che saranno affidate alle loro cure pastorali. 

Con questi sentimenti, il nostro seminario, da sempre si è sforzato e continua a sforzarsi di infondere ai seminaristi un profondo e filiale amore verso la Madre di Dio, forti anche di ciò che la Ratio Fundamentalis  Institutionis  Sacerdotalis al numero 112 ci ricorda “I seminaristi siano invitati a coltivare un’autentica e filiale devozione alla Vergine Maria , sia attraverso la sua memoria nella liturgia che nella pietà popolare, in particolare con la recita del Rosario e dell’Angelus Domini. Ciò in considerazione del fatto che «ogni aspetto della formazione sacerdotale può essere riferito a Maria come alla persona umana che più di ogni altra ha corrisposto alla vocazione di Dio, che si è fatta serva e discepola della Parola sino a concepire nel suo cuore e nella sua carne il Verbo fatto uomo per donarlo all’umanità».

I figli di ieri e quelli di oggi, educati in questo luogo di formazione hanno sempre ricercato nello sguardo sereno di Maria, la forza di seguire Cristo che li ha chiamati, e continua a chiamare, alle vette della donazione per i propri fratelli. Esempio luminoso per tutti può essere il prossimo Beato Francesco Mottola, che in questo nostro Seminario si è formato gettando le basi di una vita sacerdotale di immolazione per la santità del clero calabrese e facendosi vittima di amore al cuore di Cristo.

 “… le cattedrali nel cuore delle città e le edicole nei crocevia campestri o sui monti, altari, quadri e statue, inni senza numero, sono nati da questo sforzo angosciante dolcissimo: Lodare Maria. Amiamo la Madonna, senza nessun limite, senza nessun rossore. Con buono o cattivo gusto, in modo semplice o in modo solenne, da soli o in compagnia. Ogni cosa è buona, quand’è amore. Riempiamocene l’anima, letteralmente; saziamocene il cuore, se quaggiù ce lo possiamo mai saziare. Amiamo la sua gloria e la sua umiltà, la sua gloria e il suo dolore. Lodiamola e assimiliamola, come essa ci assedia”. (G. De Luca, Scritti sulla Madonna).

Mater Boni Consilii Te Vocant Tui Filii!