Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Per una primavera di memoria e libertà
XXIV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie
pubblicato il 2019-03-25

Per una primavera di memoria e libertà

XXIV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

di Giovanni Rigoli, seminarista

 

Il 21 marzo 2019, in una Catanzaro che respirava il suo primo giorno di primavera, le vie del capoluogo calabrese sono state invase dal corteo di giovani e cittadini provenienti da tutta la Regione per urlare il proprio “NO!” alle mafie. Alla manifestazione, che coincide con la giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall’associazione Libera nomi e numeri contro le mafie, ha partecipato con una propria rappresentanza anche il nostro Seminario Regionale “S. Pio X” di Catanzaro. La giornata ha vissuto due grandi momenti: al mattino, l’organizzazione di un corteo che è giunto in Piazza Prefettura, dove l’eco della lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie ha emozionato e scosso le coscienze; e nel pomeriggio i vari seminari tematici. I seminaristi hanno partecipato sia al corteo, sia al seminario pomeridiano dal titolo “La memoria come strumento di cucitura del legame sociale”. Il seminario pomeridiano ha visto la presenza, tra i relatori e le testimonianze, di S.E.R. mons Vincenzo Bertolone (Arcivescovo di Catanzaro-Squillace), Bruno Palermo (giornalista e scrittore), l’on Angela Napoli (già presidente nazionale della commissione parlamentare antimafia), e i familiari delle vittime innocenti di ‘ndrangheta tra cui Matteo Luzza, Deborah Cartisano, Giovanni Gabriele, Liliana Esposito (mamma di Massimiliano Carbone). Tanti i familiari delle vittime innocenti delle mafie presenti tra il pubblico composto da studenti, seminaristi, e cittadini. Mons Bertolone  ha ricordato l’importanza della memoria e della lotta alla corruzione come contrasto alle mafie e del contributo di ognuno nella quotidiana lotta contro ogni forma di prepotenza; l’on. Angela Napoliha parlato della genesi e dell’importanza dell’istituzione della giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie ed ha rimarcato il valore del passare dal concetto di società al concetto di comunità; importanza del linguaggio, della comunicazione e della corretta informazione ripresi anche dal giornalista Bruno Palermoche ha proposto l’aggiunta del termine “innocenti” quando si parla delle vittime la cui memoria deve rivivere non solo in questa giornata e che se nessuno di noi è corruttibile, le mafie non avranno terreno fertile. È stata poi la volta delle testimonianze dirette di chi ha perso un proprio caro per mano delle mafie, vittime innocenti di coloro che piuttosto “uomini d’onore” dovrebbero essere chiamati uomini del disonore, criminali, assassini. Matteo luzzaha parlato della qualità della memoria che deve andare oltre la narrazione degli eventi, una memoria che racconti la vita e non la morte; per Deborah Cartisanoè importante che i familiari di Libera abbiano trasformato la memoria in impegno; Giovanni Gabrieleha chiesto di recuperare il termine innocenti e di avere la certezza della pena per chi si macchia di atroci delitti; Liliana Espositoha affermato che il dolore causato dalla perdita di un proprio caro, che squarcia un’ordinaria esistenza, deve essere trasformato in preghiera e testimonianza. La speranza in chi scrive è che il perdono e la forza di concederlo, spesse volte chiesti attraverso la preghiera (esemplari i casi della vedova Schifani, di Deborah Cartisano, di Liliana Esposito) sia sempre più un diffuso antidoto alla vendetta generatrice di faide ed odio per far rivivere nella memoria le vittime innocenti delle mafie, da considerare martiri di una nuova resistenza civile. Il “filorosso” della voglia di libertà che lega le manifestazioni spontanee dei siciliani al corteo funebre di Peppino Impastato ed ai funerali di Borsellino, dei calabresi ai funerali di Francesco Vinci, di reazione civile al rapimento di Lollò Cartisano, e alla morte di Francesco Fortugno, fino ad arrivare ai cortei di Libera, risveglino le coscienze sopite da nemici della Verità e della Giustizia: l’omertà, la corruzione, la “prostituzione intellettuale” ma anche l’antimafia non vera, ma parolaia e millantatrice.