Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Dialogo per arginare lo tsunami dell’odio xenofobo
Di Giovanni Rigoli
pubblicato il 2019-01-03

Boato che rompe il silenzio e diventa paura, terrore, terrorismo. Non stiamo parlando né degli anni di piombo né del periodo stragista di Cosa Nostra che sfida lo Stato, né di un nemico ben identificato a livello internazionale: questa, più che una guerra di trincea, è una guerra nuova, uno scontro di civiltà ed interessi politico-economici sempre vecchi ma che hanno un nuovo habitus ed un nome differente, sinonimi di ingiustizia sociale, intolleranza e sordità ai veri bisogni della gente. E’ una guerra  mossa solo da interessi ideologici che non sono né rossi, né neri ma  che questa volta hanno la maschera del fondamentalismo pseudo- religioso. Bisogna però non essere buonisti né qualunquisti evitando di lasciarsi trascinare dallo tsunami (onda anomala e violenta) emotivo: più che parlare di guerra aperta, di nemici da eliminare, rimpatriare, espatriare, parliamo invece di Fede, quella vera, di dialogo culturale ed interreligioso, di diritti inviolabili. L’Italia nel suo piccolo ha vissuto in diversi frangenti il terrore sulla propria pelle, quello degli anni di piombo in cui le frange estreme della politica extraparlamentare si sfidavano a suon di bombe, attentati e sequestri eccellenti oppure quello del periodo stragista di Cosa Nostra che oltre alle persone, aveva cominciato a prendere di mira le bellezze artistiche e storico-architettoniche del Bel Paese, in quanto secondo una logica smodata, cruenta ed assassina, gli uomini dello Stato possono essere sostituiti da altri, ma una volta che vai ad eliminare parte della storia artistica e culturale ne cancelli, per sempre, un pezzo d’identità.  Questa volta il nemico internazionale è indicato nello Stato dell’ISIS, acronimo che starebbe ad indicare Islamic State of Iraq and Syria, e da più parti vi sono inviti ad usare la forza, rispondere colpo su colpo alla loro strategia del terrore con la violenza, la forza bellica dell’Occidente per ristabilire la pace tacciando l’Islam come una non religione di odio. È davvero così? La violenza è mai stata il vero antidoto a se stessa o piuttosto è una metastasi che diventa sempre più incontrastabile se non diagnosticata, arginata in tempo? Nessuna religione, tantomeno quella islamica predica la guerra, bensì la pace, la concordia, l’armonia tra i popoli. Il musulmano, l’induista, il cristiano, l’ateo, l’ebreo, etc, sono tutti esseri umani ed in quanto figli di Dio, fratelli. Piuttosto che proporre una guerra su scala internazionale, perché non proporre con decisione e non solamente nelle occasioni convenevoli, un dialogo costruttivo, proficuo, tra religioni diverse? Forse è davvero ora che l’Occidente e l’Oriente si siedano allo stesso tavolo non in modo guardingo, non mettendo da parte le differenze ma svilupparle, discuterle, affrontarle per trovare un punto d’incontro. Qui non si tratta di un nuovo colonialismo, né del fardello dell’uomo bianco o di giudicare chi la pensa come noi una persona perbene e assennata e chi la pensa diversamente come una minaccia. Immaginiamoci per un attimo di professare la nostra Fede in modo corretto e pacifico, rispettando il prossimo ed i fratelli; bene, se qualcuno del nostro stesso credo uccidesse  per proprio tornaconto in nome di Dio, noi saremmo vittime o carnefici? La risposta è scontata. Non sono i musulmani ad essere assassini, guerrafondai o costruttori di odio, bensì i fondamentalisti! Quindi è inutile e dannoso, ingiusto e scorretto sia umanamente, sia politicamente prendersela con l’Islam. Siamo noi cristiani ed anche loro figli di Dio! Se un nostro fratello è vittima di sopruso o accusato ingiustamente, infieriamo o dimostriamo la sua innocenza cercando di far giudicare e condannare i veri colpevoli? Pace, dialogo, preghiera. Siamo tutti americani, siamo tutti parigini, siamo tutti musulmani, cristiani, italiani. Siamo tutti uomini, fratelli, figli di Dio. Dialogo e preghiera, non buonismo ma azioni sinergiche e diplomatiche concrete, armi da fuoco e piani di guerra sostituiti da aiuti umanitari e mezzi di comunicazione che comunicano l’amore, la bellezza, i valori evangelici. Più che premere la mano sul grilletto, è necessario  tenderla al fratello e capire, dialogare, interloquire, confrontarsi verbalmente, spiegarsi, accettarsi ed amarsi. La guerra non è igiene del mondo, ne è piuttosto la fine, il cancro, il sonno della ragione in cui il cuore e l’intelletto, il principio di solidarietà e responsabilità, i valori evangelici vengono sostituiti dall’istinto omicida, dalla legge del più forte, dall’odio e dalla paura verso chi è diverso da me.