Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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Insieme a Maria: donna di frontiera
Di Giovanni Rigoli
pubblicato il 2018-12-05

Maria, Madre Nostra celeste, Donna dell’attesa, di speranza, custode della vocazione alla vita tutta: consacrata e non.  Guardare a Lei in questo periodo storico particolarmente difficile dal punto di vista valoriale può essere un utile “paio di occhiali” con cui guardare e vedere il tutto con occhi diversi, con uno sguardo rinnovato d’amore e non asettico. 
Molti di coloro che si professano cristiani sono i primi giudici che condannano (spesse volte servendosi di una tastiera e celandosi dietro false identità)  l’immigrazione come fenomeno da arginare o meglio impedire perché mette in crisi i nostri valori (?) e la nostra tradizione. Immagino Maria peregrinare clandestinamente e nel nascondimento nel Mediterraneo per fuggire dalla persecuzione politica di tanti nuovi Erode. Siamo in periodo di Avvento, celebriamo e ci accostiamo all’Eucarestia e nelle varie rappresentazioni che richiamano l’evento della nascita di Gesù, poniamo sempre l’accento sul “non c’era posto per loro nell’albergo” e che Maria e Giuseppe dovettero fuggire in Egitto. Quanti di noi oggi rifiutano di essere accoglienti e non fanno nulla per impedire la persecuzione di coloro che sono costretti a fuggire dalla propria terra e dai loro affetti, lasciando tutto il passato alle spalle senza vivere dignitosamente il presente con la speranza di un futuro che garantisca una maggiore serenità ai propri figli? Chiudo gli occhi per un attimo ed immagino una nuova scena della natività: la capanna non è più quella adornata con le lucine natalizie e la stella cometa , con i re magi a portare doni preziosi. La capanna è una di quelle “carrette del mare” stracolma di uomini e donne che neanche conosci, che trasuda umanità, paura e speranza; la luce non è quella della stella cometa ma di un faro che cerca l’imbarcazione per impedirle di andare avanti. I reclusi, i senza identità, i non voluti da nessuno il cui volto deve far riflettere ognuno di noi. Maria è lì sulla carretta del mare perché altrimenti, nella propria terra, lei, Giuseppe ed il bimbo che ha in grembo, non sarebbero sopravvissuti a chi voleva la propria morte. Siamo cristiani, al posto di giudicare e puntare il dito, di rifiutare e schierarci con chi alimenta la xenofobia, riusciamo un attimo a riflettere sui nostri valori originanti la nostra Fede? Natale è vicino, più che fare la corsa agli “armamenti” dei regali e dei pranzi da fare ed organizzare, proviamo un attimo a fermarci ed immaginare come sarebbe, ai nostri giorni la natività, armandoci piuttosto di amore, carità e vera Fede contro tutti gli “ismi”. Maria è nostra madre amorevole: perché schierarsi con chi invece perseguita chi è debole, indifeso, oppresso? 
Una nuova scena della natività che mi viene in mente è quella di  una ragazza madre che non viene accolta ed è vessata  da chi le consiglia di abortire per non essere di scandalo e decide dunque di fuggire perché sceglie la vita e di tutelare la creatura che ha in grembo.
Maria ai nostri tempi avrebbe anche il volto di tutte quelle madri che fanno rinascere a vita nuova i propri figli schiavi di dipendenze nocive, che passano il periodo natalizio nella corsia di un ospedale perché il proprio figlio è ammalato o di quelle madri che il figlio l’hanno perso e pregano affinché la sua anima possa godere della luce beatifica del Padre.
Un guardare alla Madre in modo differente, in cui ognuno di noi ritrovi le vere radici della propria Fede e nuovi slanci di carità per vivere con speranza il presente ed il futuro.