Seminario Regionale S. Pio X - Catanzaro
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La Vergine del Silenzio, grembo e custodia di ogni vocazione!
di don Salvatore Larocca, Padre Spirituale
pubblicato il 2018-05-16

La Vergine del Silenzio, grembo e custodia di ogni vocazione!

 

La storia di ogni uomo sulla terra è sempre legata ad un grembo. Allo stesso modo, ogni vocazione nella Chiesa è sempre legata ad un grembo ed a uno sguardo.  L’immagine che maggiormente si addice alla Madre di Dio, custode della storia vocazionale di ogni figlio di questo luogo, è quella che i Vangeli ci presentano parlando dell’Annunciazione. Ella appare fin da subito come la Vergine del silenzio! Non esiste cosa più bella del Silenzio di Maria. Esso non deve essere inteso come assenza, bensì come presenza amorevole, capace di guidare i suoi figli a riscoprire la grandezza del mistero di Amore che il Suo Figlio ci ha consegnato in tutta la sua grandezza e infinita misericordia.

Il Silenzio di Maria è modello nel primo periodo di discernimento per coloro che hanno deciso di seguire Cristo più da vicino sulla via del sacerdozio ordinato.  Quel silenzio ricco di stupore e di paura traspare nel cuore della Vergine di Nazareth quando l’angelo le consegna il “desiderio” di Dio su di Lei. È proprio questo silenzio che nella fase delicata del cammino discepolare sembra sussurrare ai giovani titubanti le stesse parole che l’angelo disse a Lei: “Non temere!”.

Il ricordo di quel primo Non temere, dovrebbe darci ogni giorno la gioia dell’avventura nella continua ricerca della verità per la nostra vita. Chissà quante volte nella storia di ogni vocazione – e nelle diverse tappe del cammino discepolare, configuratrice o pastorale – il chiamato sia andato e va ancora alla ricerca di quello sguardo che gli ripete giorno dopo giorno: Non temere! Proprio il vivo ricordo di queste parole ci fa riscoprire quanto sia immenso il dono del sacerdozio.

Parlare della Vergine Maria, dunque, è parlare di quel grembo e di quello sguardo! Un grembo che ci ha generato, uno sguardo che ci ha custodito e che, custodendoci ancora, continuamente ci regala il dono più prezioso: Gesù.

Non possiamo non fare riferimento al momento in cui Maria, insieme a Giuseppe, si reca al Tempio per presentare Gesù. La stessa cosa Maria continua a farla ogni qualvolta colui che è chiamato decide nel suo cuore di intraprendere il santo viaggio del discepolato alla volta della configurazione a Cristo, maestro e pastore. Presentandoci al Signore, Maria delicatamente ci affida alle tenere e materne braccia della Chiesa; proprio come fece al Tempio, consegnando Gesù fra le braccia di Simeone. Annota l’evangelista Luca che a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. A quest’uomo pio e giusto lo Spirito Santo fa una promessa singolare, unica in tutta la storia della salvezza: accoglierà il Messia, vedrà ciò che tanti avrebbero desiderato vedere ma che non videro.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio. A Gerusalemme erano tanti i bambini che ogni giorno venivano portati per essere offerti al Signore e riscattati. Come fa Simeone a riconoscere il bambino giusto, quello vero? Allo stesso modo chiediamoci: la Chiesa, alla quale Maria ci consegna, come può operare ed opera quel giusto discernimento sull’autenticità della nostra chiamata? La risposta non può che essere una sola: lo Spirito che promette è lo stesso Spirito che porta a compimento. Non bisogna mai dimenticare che lo Spirito suscita, adempie e realizza. È lui a spianare la strada e a governare la storia. Se la vocazione è vera, lo Spirito conduce la Chiesa a dichiararne l’autenticità, in modo che quella Parola pronunciata dall’eternità su ciascuno di noi si avveri.

Sempre al Tempio, Simeone annuncia a Maria che Gesù sarà segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. Anche il prete nel mondo sarà chiamato, come il Maestro alla cui sequela ha deciso di porsi, ad essere “segno di contraddizione”. Proprio per questo Simeone dice a Maria: anche a te una spada trafiggerà l'anima. La profezia di Simeone, dunque, preannuncia i tanti dolori che Maria dovrà subire come martire dell’anima per amore di Gesù. Allo stesso modo, tante saranno le gioie ma anche le sofferenze che Maria dovrà subire per la nostra obbedienza o per la nostra disobbedienza alla volontà particolare di Dio su di noi. Ella intercederà per noi soprattutto in quei giorni in cui, pur essendo sacramentalmente degli alter Christus, sentiremo le voci del mondo che ci disorienteranno e ci mostreranno irraggiungibili chimere che tuttavia appariranno desiderabili ai sensi ma poco o affatto utili alla realizzazione di quella prefissata sequela del Cristo.

La storia di ogni vocazione appare pertanto intimamente legata a Maria. Tanti uomini e donne vissute prima di noi ci raccomandano di guardare a Lei come perla preziosa e modello di santità. Come ogni madre, anche Lei deve dare consigli ai suoi figli, perché percorrano la via della perfetta giustizia, perché amino Cristo Gesù nel modo più bello e più santo. Invocandola come Mater Boni Consilii, riconosciamo che Lei è la mistica Sposa dello Spirito Santo – di cui il Consiglio è uno dei sette santi doni –, la tenda nella quale lo Spirito di Dio ha posto la sua dimora perenne. La giaculatoria che ruota sulla bocca degli alunni ormai da qualche anno, divenendone l’espressione peculiare di questo luogo di formazione al sacerdozio, prendendone ormai le sembianze di un motto che caratterizza un luogo, un cammino e dei volti, riempie di cuore materno non solo la cappella maggiore di questo Seminario ma anche il cuore di ogni alunno e dei primi ex-alunni usciti fuori da questo luogo di formazione. Sono le ragioni del cuore che ogni giorno ricordano alla Madre i figli che lavorano per la messe del Signore e il suo sguardo fa certamente trepidare il cuore di ogni alunno ogni qualvolta le ferite e le fragilità si fanno sentire più forti della santità. Sono certamente i santi sacerdoti passati da questo luogo a ricordarci che, coloro che la invocano come madre, non rimarranno inascoltati e i suoi consigli saranno la via giusta nel trovare la permanenza della santità, della serenità e della pace nel cuore. Con il suo sguardo ci educherà a guardare con chiarezza le cose senza temere mai lo smarrimento o la perdita della grazia vocazionale. L’espressione-preghiera Mater Boni Consilii, te vocant tui filii incomincia a riecheggiare anche per le diverse parrocchie delle nostre diocesi calabresi. Tale invocazione ci aiuta a misurarci con la più nobile delle tradizioni devote che immancabilmente ci rivela la capacità di innalzare l’edificio spirituale. L’immagine che sempre di più sta prendendo posto nel cuore dei seminaristi vuole rappresentare il cuore stesso di questo seminario. Anche se non legata a questa immagine, mi piace richiamare alla mente il venerabile don Francesco Mottola, ex-alunno di questo Seminario che, cresciuto alla scuola della Vergine Madre, divenne negli anni di formazione un vero certosino della strada. Lo stesso venerabile, rivolgendosi alla Vergine Madre, fece suo un motto che consegnò ai suoi primi sacerdoti oblati: dobbiamo essere sacerdoti eucaristici, sacerdoti mariani.

A Lei, dunque, chiediamo un consiglio dato nella più alta verità dello Spirito del Signore affinché chiunque senta la voce di Gesù che lo chiama sulla via del sacerdozio, sia portato ad accogliere di buon grado il discernimento della Chiesa alle cui mani Lei stessa, come con Gesù a Simeone, ci ha voluti affidare.